19 luglio 2011 | Letto 244 volte
Ogni relazione umana, di qualunque tipo sia, amichevole, sentimentale, sessuale si regge inevitabilmente, con modalità diverse, sulla capacità di dirsi vicendevolmente delle parole. Uno scambio immateriale ma non per questo trascurabile. Le parole sono in grado di suscitare sentimenti, emozioni, moti dell’animo, irritazione. La modalità specifica della razza umana di scambiarsi parole è la conversazione.
Ecco perché nel corso di un incontro tra due individui, indipendentemente dal loro sesso e dalla finalità del loro incontro la conversazione è la conditio sine qua non: al di sotto di un certo livello di efficienza della conversazione, non è possibile stabilire una relazione, di qualunque tipo sia. Perfino nelle relazioni mercenarie entra in gioco la conversazione; anzi, è fiorita tutta una letteratura su quel che si dicono le professioniste dell’amore e i loro clienti.
Naturalmente questo non vuol dire che per sperare di incontrare qualcuno che ci piaccia ci si debba tutti trasformare in raffinati umanisti rinascimentali. Se uno nasce laconico molto probabilmente non morirà affabulatore, tuttavia con un minimo di allenamento e di pratica chiunque può raggiungere il minimo sindacale nella sottile arte della conversazione.
La regola prima consiste nel rispetto del proprio interlocutore, il che vuol dire attribuire importanza alle sue parole, mostrando interesse e restando a tema. In altri termini, evitate di vantare le vostre abilità di geologo, perché può darsi che a chi vi sta di fronte di terreni scistosi e carotaggi esplorativi non interessi niente. Come per l’amicizia, l’amore o il sesso, per conversare bisogna essere in due (almeno in due), quindi non preoccupatevi e sfruttate le occasioni che vi offre il vostro interlocutore.