05 agosto 2011 | Letto 864 volte
Le persone hanno una disperata voglia di parlare di sé. Basta fare caso a quanta gente quando parla di qualunque argomento usi in continuazione il pronome "io": io qua, io là, io invece, io quella volta, allora io gli ho detto. Ecco, durante un incontro che sperate abbia un evoluzione sentimentale, sessuale, amicale o quello che desiderate voi, questa è la tecnica più sbagliata.
Chi è troppo concentrato su di sé non dà spazio al prossimo e, quindi, poiché nessuno ama sentirsi confinato ai margini, il partner o la partner, dopo quel minimo di tempo che richiede l’educazione coglierà la prima occasione per volatilizzarsi.
Parlare ha senso solo in rapporto dialettico con l’ascoltare. Si presume che la persona che state frequentando vi interessi e, pertanto, ascoltatela. Rispondete a tono e se qualcosa non vi è chiaro chiedete spiegazioni (con discrezione, ça va sans dire, non è un interrogatorio di polizia).
Insomma, fate capire a chi vi sta di fronte che quello che vi dice non vi scivola sopra come acqua sul marmo. Evitate di trasformare il dialogo in un vostro monologo e, soprattutto, guardate in faccia il vostro interlocutore: c’è niente di più irritante di un paio d’occhi che sfuggono guardando qualunque cosa cosa tranne voi? E, per l’amor di Dio, evitate di perdere interesse a quel che si dice se non siete voi a dirlo.
Un incontro comporta inevitabilmente una percentuale di azzardo; si scommette con la vita che la persona che si sta per conoscere valga la pena di essere conosciuta. Perché sciupare tutto comportandosi come degli egocentrici maldestri?