Io e il mio gattone - Parte I

CategoriaRacconti erotici trasgressivi
AutoreAndrea
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Mi chiamo Mario, ho 40 anni e sono scapolo. Da piccolo mia mamma mi diceva che ero bruttino, non proprio brutto da non farsi vedere in giro, ma bruttino che era difficile trovare una ragazza... a 20 anni quando uscii di casa e cominciai a lavorare mi ripeté, spiegandomi bene, senza peli sulla lingua: ”Trovatene una che ti ci incastri bene, una che te lo tiene su...non importa che sia bella...anzi se è bruttina è meglio, che sono più fedeli.”

Dopo sette anni di estenuanti seghe (avevo un programma specifico....un regime di seghe da seguire...una la mattina prima di andare a lavoro...una veloce in pausa pranzo nel bagno degli handicappati in ufficio e quella bella e goduriosa della sera, la “sega totale”), incontrai Annarita. Mora, ricciola, già gobba a 35 anni, con il culo che era un tutt'uno della schiena....Annarita prese a farmi delle seghe al posto mio. A volte la trombavo anche, ma veniva dopo due colpi e mi piantava le unghie nella schiena fino a farmi male...in realtà non le piaceva più di tanto fare all'amore...non lo reggeva tutto il piacere che le davo...si divertiva e si inorgogliva piuttosto a menarmelo di gran lena...il mio “gattone” come lo chiamava lei... perché lo aveva saputo dalle amiche...le brillavano gli occhi quando lo teneva in mano.....mi guardava in faccia per catturare un po' del mio piacere e lì finiva tutto. Dopo qualche anno mi stufai delle sue seghe sempre più meccaniche, con la “mano da morta”, fredda e diligente... provai qualche volta a incularla, ma a vedere il suo culo informe e peloso il cazzo mi si nascondeva fra le gambe. 

Così la tenevo in casa come una sorta di domestica-badante....si prendeva cura di me e non mi chiedeva un soldo...e io cominciai a farmi qualche gita domenicale, con la scusa che lei è tipo agorafobica, ha paura di stare in mezzo a tanta gente, al chiuso o all'aperto che sia...

Di solito non facevo mai delle gite organizzate. Mi sentivo triste perché ci sono tutte coppiette ed io al massimo portavo con me qualche amico cialtrone, che prepara panini che si svuotano nella borsa o che passa il tragitto raccontando amenità sul calcio o sull'ultima battuta di pesca...

Quel giorno si stava andando ad Assisi...io ero da solo col mio “gattone”, furibondo sull'autobus da tante inutili smancerie ed effusioni che si scambiavano le coppiette. Mi aggrappai ad una bottiglia di vino Don Simon, che mio fratello mi portava dalla Spagna, la scolai e caddi addormentato.

Al risveglio eravamo arrivati al capolinea degli autobus di Assisi. Una tipetta bionda a cui non avevo fatto caso, mi si avvicinò per svegliarmi.

 “Signore, siamo arrivati! Gli altri sono nell'alimentari..l'appuntamento è tra venti minuti qui sotto.”

“Ah...ehmm..sì grazie... mi ero addormentato” feci per alzarmi e notai che avevo il cazzo ritto, come accadeva sempre quando dormivo.

“Ah...mi scusi se mi premetto” vidi che era diventata rossa e sorrideva.

“Se ha bisogno di andare in bagno ci sono le toalette nella biglietteria” e vidi che l'occhio le era caduto sul mio pacco gonfio.

“Scusi se mi permetto io...” feci “ma lei invece chi è?”

“Sono la vostra guida...ve ne farò vedere delle belle” e si avviò all'uscita del bus.

 Seguendo il suo consiglio andai in bagno...pulii la tazza del cesso e la coprii per bene...col pisello ritto a quel modo dovevo pisciare da seduto...

 “Oddio che male...ahi!”...ansimavo tra me e me nel mentre sentii dei rumori fuori dal bagno.

“Cucù!” da sopra la porta spuntò il volto della guida turistica.

“Posso entrare?” Le aprii senza neanche pensare a quel che stava succedendo.

“Sa com'è....mi vergogno un po'...” Lo vedo, pensai fra me e me.

“Il paese è piccolo... e tutti parlano sempre del suo gattone...così lo volevo vedere”.

Avevo subito capito dal modo in cui mi guardava che doveva essere una pazza ninfomane.

“Prego signorina...finisco di pisciare e poi... è tutto suo!”

“Oddio faccia faccia...non volevo disturbarla...”.


Continua parte II