
Tutti gli anni era consuetudine festeggiare la notte del martedì grasso al veglione di una ben nota discoteca. Un posto tranquillo, dove si beveva, si ballava e si potevano conoscere bei ragazzi.
Feci ritorno in città dopo cinque anni di vita in Argentina. Tutto era cambiato. Mi sembravano diverse le persone...gli uomini li guardavo con un altra prospettiva e ricevevo in cambio sguardi differenti.. Non sapevo se realmente in città si stesse respirando aria nuova...forse ero solo io che ero rinata, più magra, più bella, più convinta delle proprie possibilità.
Come se niente fosse cambiato, il lunedì sera mi ritrovai con i vecchi amici di sempre. Cena all'osteria dei Gabbiani e giù cacciucco, frittino di paranza e tanto vermentino, che quella sera era d'obbligo festeggiare. Poi andammo tutti al bar da David a metterci il costume. Io ero vestita da Trilly, la fatina di Peter Pan. Era un vestito che avevo rimediato all'ultimo minuto da mia sorella...ma devo dire che si abbinava a meraviglia con le scarpe bianche che avevo comprato a Puerto Plata.
Dopo l'una eravamo in fila al Villaggio Spaziale, la discoteca dove ci eravamo conosciuti, tutti noi della ballotta degli zingari, come ci si faceva chiamare in giro quando eravamo teenager. Era un posto conosciuto in tutta Italia da chi apprezzava la house music...ma subito all'ingresso mi trovai spaesata...c'era qualcosa di strano...la prima cosa che notai era che non riconoscevo più nessuno del personale...non i buttafuori, non le tipe all'ingresso...e soprattutto il corridoio che dal giardino portava dentro...era stato riempito di strane statue stile greche, ma di gesso, con mutandine e reggiseni di pizzo e un sacco di luci spaziali. Mi guardai intorno e per un attimo pensai di essere finita in una sexy disco, un posto per scambisti. Ma la gente dentro era più o meno la stessa..ragazzi e ragazze vestiti tra l'elegante e il trendy...facce tutto sommato apposto...ma chi ero io per sapere cosa era successo lì negli ultimi 4 anni?
Con Lavi, la mia amica vestita da Fata Morgana, ci affacciamo al bancone...ci eravamo decise che quella sera come minimo qualcuno ci avrebbe offerto da bere. Il nostro gentiluomo non tardò ad arrivare...era vestito da vampiro aveva i capelli rossi ricci, tenuti su dal gel.
“Cosa ci fanno qui due splendide fate come voi?”, ce lo disse con un tono che sembrava uscito da un film.
“Beh, veramente.... anche le fate hanno sete”.
“Ma questo non è un luogo acconcio alle vostre bellezze, venite con me”. Si avviò verso la porta/forziere che due omoni pelati avevano già provveduto ad aprire..da dentro veniva odore di incenso, ma non si vedeva nulla..due tende oscuravano il privé.
“Hey Cri...che dici...facciamo un salto?”, a Lavinia brillarono subito gli occhi e ci avviammo.
“Comunque io sono Max...benvenuti nell'Antro...”
Dentro scoprimmo subito un altro mondo. All'ingresso quasi inciampai in un uomo vestito da Braccio di Ferro intento a leccare la figa ad una specie di donna androide appoggiata alla parete. Lei aveva delle mutande di pelle che non si era tolta e cercava di spostare di lato. C'erano un sacco di divani rossi dove la gente stava seduta a bere champagne e tra di loro giravano alcune donne vestite di sole piume. Avevano delle grosse chiappe larghe ricoperte da calze a rete. Su una mano un vassoio pieno di fragole, nell'altra un frustino.
“Sai che fanno quelle?” mi si avvicinò Max all'orecchio “Tu gli chiedi una fragola...loro vanno alla cassa e ti fanno uno scontrino da 100 euro” Max rideva e io lo seguii perché pensai di aver intuito.
Ci portò dietro alla consolle del dj, un uomo molto raffinato. Per carnevale miscelava funky, trash italiano anni ottanta e musica elettronica come non l'avevo mai sentita. Ci mettemmo a ballare intorno alla consolle mentre Max era andato a prenderci quelle due Caipiroske per cui, alla fine, eravamo entrate.
Lavinia cominciò a scatenarsi ed un tipo stranissimo, vestito da X-man, doveva essere Wolverine, le si fece incontro con la sua manona di plastica ungulata....erano bellissimi da vedere...lui gliela strusciava provocatoriamente sul suo corpetto di pelle e lei rispondeva con una specie di ruggito.
Durarono così poco più di dieci minuti e poi fu subito lingua in bocca. Lingua in bocca a palettoni e mani sulle chiappe, quei due si trascinarono nella parte più buia del locale, a consumare un amplesso sul pavimento.
Max mi guardava con intensità negli occhi...ma poi si distraeva sempre in giro a salutar gente...decisi di trangugiare il mio drink alla calata, in modo da non capire più niente e gettarmi in quel delirio di corpi. Portai il bicchiere in alto e chiusi gli occhi. Quando gli riaprii il mio sguardo fu attratto da una scena.-..un uomo stava leccando il buco del culo a una donna, mentre una seconda tipa lo spompinava.Tutto questo a 5 metri da me.
Finalmente Max mi ritrovò e mi disse.
“Vuoi fare anche tu come loro?”
“Mah...magari possiamo cominciare solo noi due”
“Seguimi in bagno, non ti preoccupare”. L'idea di fare sesso in mezzo all'odore di detersivo e pipì non mi andava tanto giù, ma quando fummo nel cesso degli handicappati Max girò la maniglia di una porta nascosta nella parete e scoprì il privé nel privé.
“Et voila! Ti piace? L'ho fatto costruire io personalmente”. Non risposi neppure e cominciai a baciarlo. Lentamente ci avvoltolammo su noi stessi, in quella stanza piena di tende, tappeti e materassi tutto sapeva di buono, di profumato.
Cominciai a sentire il suo sesso duro, ma piuttosto piccolo.
Ero attratta dai minorati e decisi di scoprire subito come era fatto.
Max aveva un cazzetto piccolo piccolo, stretto stretto. Cominciai a prenderlo in bocca quasi masticandolo....non avevo neppure iniziato e lui cominciò a spruzzarmi in bocca il suo candido liquido dolciastro. Lo guardai con la coda dell'occhio e vidi la sua pelle farsi rossa e poi viola. Decisi che avrei continuato a bere il suo seme senza guardarlo, perché non si vergognasse dell'eiaculazione precoce.
Quando l'ebbi ripulito lo fissai negli occhi per fargli capire che, da ora in avanti, era mio. Lo feci mettere sul divano in ginocchio a culo nudo e cominciai a penetrarlo nell'ano con le mie dita e le unghie lunghe. Gli sputavo nel culo e gli strappavo i peli per fargli male.
Era questo che avevo imparato con Orrico in Argentina, quel gran depravato, come lo avevo amato...
Dopo 5 minuti di questo trattamento, il cazzo gli era tornato duro. Lo feci sdraiare su uno di quei suoi sdolcinati divani color granata e lentamente cominciai a masturbarmi col suo cazzo e le sue palle. Appena si lamentava, lo fissavo con una brutta occhiata negli occhi per farlo tacere.
Lentamente le grandi labbra mi si gonfiarono e inquadrarono due aree delle sue “gioie” dove strusciare...la cappella e i testicoli.
Mi fermavo solo ogni tanto per rimettergli il dito medio nel culo (mi ci trovai anche una puntina di cacca a un certo punto), quando gli si afflosciava. In meno di mezz'ora venni copiosamente mentre lui lacrimava, piangeva quasi di gioia.
Lo lasciai lì dentro quella stanza, addormentato... col buco del culo tutto arrossato e felice.