Sesso immerso nella natura

CategoriaRacconti erotici di coppie
AutoreMonica
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Ciao a tutti. Oggi voglio raccontarvi della passione che abbiamo io e il mio ragazzo: ci piace fare l'amore all'aperto, in mezzo alla natura. Tutte le volte che ne parlo con le mie amiche, scopro alla fine quello che già sapevo... sono delle perbeniste del cazzo!

“Ma come fate a farlo se poi arriva gente!”, “siete degli esibizionisti!, andate nelle spiagge per nudisti!” oppure “ci sono gli insetti!” “ma poi all'aperto c'è il rischio di malattie!” e così via, baggianata dopo baggianata... come se in tanti milioni di anni di vita dell'uomo sulla terra, scopare in mezzo a un campo con l'erba alta, o nascosti dai pini in un bosco, non fosse mai successo.

Se lo racconto, a voi come alle amiche, è perché mi piace condividere le mie emozioni con gli altri. Perciò comincerei col dire che noi non andiamo in giro col proposito di fare all'amore dove capita. Le cose sono diverse. Noi programmiamo le nostre gite come fanno tutti, al mare, in montagna o in mezzo al verde. L'unica cosa premeditata è una bella borsa piena di coperte e asciugamani, essenziale in queste situazioni. E' quando ci troviamo in questi posti che veniamo assaliti da un'irrefrenabile voglia, qualcosa che porta ad unire i nostri corpi in una simbiosi totale con Madre Natura. Non ci trovo niente di stravagante (né di freakkettone), specie in primavera o in estate, l'odore dei pollini e delle resine, delle piante della macchia mediterranea in fiore, mi stimola un appetito sessuale considerevole. D'altronde cosa sono queste cose se non gli organi sessuali e le polveri fecondanti delle piante.

 

Quella volta al Conero fu la prima volta all'aria aperta. Avevamo poco più di vent'anni e la nostra vita sessuale era ancora molto infantile. Dal parcheggio al mare c'era da fare una strada a piedi in discesa. Fuori c'erano 38° gradi, non si respirava, ma per fortuna il clima era secco. Arrivammo sulla spiaggia a mezzogiorno, da bravi coglioni. La zona è un Parco Naturale e non c'è segno di presenza umana..non un bidone, un cartello, un kioskino. Solo ginepri e ginestre in fiore e qualche turista coi bambini che a quest'ora rientra per evitare le peggiori insolazioni.

Entrammo in acqua e giocando con gli schizzi notai subito che a Sandro gli si era arrizzato. In questi casi un giochetto che si era già fatto era trovare una boa a largo. Lui ci si agganciava e io lo montavo. Tutti e due, forse per il freddo o per la situazione, non riuscivamo mai a venire, a raggiungere l'apice, in mare...ma io ci volevo provare solo forse per la curiosità di vedere lo sperma nell'acqua salta, che dice non si mescoli...

Insomma quella volta niente boa, ma come spiritati, dopo quel contatto col suo cazzo, eravamo corsi a nuoto fino a riva, raccogliendo alla rinfusa i “preziosi” asciugamani. Il caldo era insopportabile, un vento africano si levava tra gli aghi di pino, ma come impazziti eravamo decisi a trovare un riparo per fare l'amore. Non ce lo eravamo neanche detto e in fondo in fondo sapevamo che, pur essendo giovani, ci sarebbe potuto prendere un malore, a quell'ora, sotto il solleone. Ripercorremmo indietro il sentiero, e, a una biforcazione, entrammo nel bosco più che potevamo. Eravamo abbastanza lontani da non poter essere visti distintamente, ma non troppo...non potevamo addentrarci nel fitto della foresta con le infradito. Costruimmo un giaciglio di aghi di pino in mezzo ai rovi e ci spogliammo.

Era una cosa bestiale.

Le nostre bocche si agganciarono e le lingue si aggrovigliavano. Senza preliminari mi penetrò subito. Lui aveva già il cazzo inumidito e quando lo sentii dentro provai una sensazione di pace. Lui cominciò subito a sudare, gocciolava sul mio pancino. Ben presto fummo completamente bagnati...del suo, del mio sudore.

Il posto era ideale per incastrarci e mai l'avevo sentito spingersi così a fondo dentro di me. C'era quella leggera pendenza e lui piantava i piedi sul ceppo di un tronco tagliato. Io inarcavo la schena poco poco e aprivo le gambe... sembravo proprio una pollastrella scosciata e questo a lui piaceva molto, perchè lo sentivo mi diceva tutte le parole sporche nell'orecchio. Era strano, eravamo nel mezzo alla pineta, con gli uccelli che cantavano forte forte e i mosconi che ronzavano e ci si appiccicavano addosso...eppure lui mi parlava sottovoce, nell'orecchio. Era molto poetico.

Non durò tanto, 15 minuti al massimo. Era tutto un crescendo e doveva esplodere. Avevamo i gomiti e le braccia leggermente insanguinate dai rovi...ma il piacere in quel momento era più importante...e comprendeva anche il dolore.

I mosconi attratti dall'odore che si sprigionava dai nostri sessi sarebbero stati insopportabili in una situazione normale...ma lì non li sentivamo neanche più.

Poi, fu un attimo. Da lontano sentimmo la voce di un papà che chiamava suo figlio. Lo intravedemmo sul sentiero tra i rovi, con la ciambella alla vita.

Guardai Sandro negli occhi per fargli sapere che volevo che venisse. In pochi secondi uscì da me e riversò il suo seme sul mio pancino. Gli presi il cazzo in mano per sentire le pulsazioni del suo cuore e finii di svuotarlo del suo seme.

Tutt'intorno c'era il silenzio della natura che aveva assistito con noi a quello spettacolo bestiale, animalesco, estremamente romantico.